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SOILWORK
E' nel 2001 con 'A Predator's Portrait' che Soilwork diventa
una delle punte più coosciute del metal svedese.
L'esordio ufficiale risale al 1998 (la prima incarnazione
del gruppo, denominata Inferior Breed, nasce due anni prima)
con 'Steelbath Suicide', oggi un disco che con il successivo
'The Chainheart Machine' risiede fra i più amati
e lodati del gruppo nella frangia più estrema dei
loro estimatori che non hanno gradito il cambio stilistico
operato dal gruppo: dal death metal più schietto
alle aperture melodiche, pur non rinnegando mai le proprie
origini. La tournee con Annihilator e Nevermore li presenta
ad una larga audience e permette al gruppo di aumentare
la propria fama grazie anche ai commenti positivi ricevuti
dal Metal God per eccellenza, Rob Halford. Senza dubbio
il nuovo corso degli svedesi poggia sul conferire maggiore
dinamica alle canzoni, a discapito dell'attitudine feroce
e "in your face" degli esordi. L'aspetto musicale
ne esce maturato e si avvale della collaborazione in sede
di produzione quando per 'Natural Born Chaos' viene reclutato
Devin Townsend. Un passo diverso per la band che utilizza
in maniera differente ognuna delle proprie caratteristiche
e le rielabora alla luce dell'esperienza del famoso produttore.
Quest'anno è la volta di 'Figure Number Five', altro
capitolo nella storia Soilwork: la strada intrapresa con
il precedente lavoro non viene lasciata, diventa più
personale e propone un gruppo decisamente in forma. Lontano,
però, ormai definitivamente dalle proprie origini.
Questa compattezza e questa forza le aspettiamo alla prova
del nove sul palco del Brianteo.
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